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Al via il Global Welfare Score, l’algoritmo che misura il “benessere globale” dei lavoratori

di Stefano Castrignanò

Previdenza complementare, sanità, genitorialità, caregiving, coperture per i grandi rischi, work-life integration, wellbeing fisico e psicologico, formazione e crescita personale, misure di sostegno al reddito e educazione al welfare assicurano al lavoratore un benessere a 360 gradi.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una esplosione di interesse e ad una grande diffusione del welfare, in tutte le sue forme. Questo tema, che riguarda i sistemi di protezione sociale e di benessere dei singoli cittadini, sconta però l’assenza di una definizione chiara del suo perimetro di azione e di una cornice metodologica che possa fungere da base per misurarne l’impatto concreto.

L’attività di studio dell’Osservatorio Italian Welfare ha consentito di misurare, per la prima volta, il “benessere globale” di un lavoratore, mediante l’utilizzo di un innovativo algoritmo, il “Global Welfare Score”.

L’indicatore in questione è basato sul concetto di “Global Welfare”, composto da 10 pilastri: previdenza, sanità, genitorialità, caregiving, coperture per i cosiddetti “grandi rischi”, work-life integration, wellbeing fisico e psicologico, formazione e crescita personale, misure di sostegno al reddito e l’educazione al welfare. Tali pilastri, se opportunamente coperti, garantiscono il benessere delle persone a 360 gradi.

I dieci pilastri del Global Welfare Score

Ad esempio, investire sulla previdenza complementare, considerando le stime prospettiche sulla diminuzione dei futuri tassi di sostituzione della pensione di primo pilastro, porterà benefici al tenore di vita del pensionato. Quest’ultimo, infatti, potrà essere più autonomo dal punto di vista economico, avendo a disposizione una pensione più vicina alla sua ultima retribuzione. Per ciò che concerne il pilastro corrispondente al fabbisogno sanitario, una copertura integrativa a disposizione del lavoratore-cittadino fornisce un importante sostegno economico ed una migliore capacità di cura grazie ad una maggiore fruibilità di accesso alle prestazioni sanitarie. È importante ricordare come oggi il benessere dell’individuo non possa essere ricondotto solo all’ambito più strettamente connesso ai fabbisogni di natura sanitaria. È sempre più diffusa, infatti, l’attenzione al wellbeing fisico e psicologico, oltre che ai processi di formazione e crescita personale (le c.d. “soft skills”).

Il tempo che il lavoratore decide di dedicare a sé stesso ricopre oramai un ruolo, nella sua scala valoriale, che, dalla Prima Rivoluzione Industriale in poi, non aveva mai avuto. Da ciò deriva la necessità di bilanciare opportunamente le ore dedicate al lavoro con quelle dedicate ai propri interessi e alla famiglia. Le sperimentazioni sulla settimana corta, nel nostro come in diversi altri paesi del mondo, sono un chiaro segno di come la work-life integration sia divenuta più essenziale che mai.

Rilevante è anche l’impatto sociale delle misure in tema di caregiving: le misure poste in essere in questo campo si traducono in una maggiore capacità dei singoli di affrontare le circostanze di fragilità familiare e, a livello sistemico, creano le condizioni per  fronteggiare più efficacemente gli effetti connessi al progressivo invecchiamento della popolazione. Non è trascurabile, inoltre, l’impatto positivo sui temi del gender gap, tenuto conto che molto spesso sono ancora le donne ad occuparsi dell’assistenza dei familiari non autosufficienti.
Il pilastro dei c.d. “grandi rischi” riguarda le misure e gli strumenti (assicurativi e sotto forma di servizi) finalizzati a supportare i cittadini e i loro familiari in caso di eventi “estremi”. Per quanto tali rischi siano generalmente poco “percepiti” dal lavoratore, la presenza di tali sistemi di protezione consente di garantire un valido supporto in caso di premorienza, invalidità e non autosufficienza.
Le iniziative a sostegno della genitorialità, sia in termini di conciliazione vita-lavoro sia in termini economici e di servizi dedicati, favoriscono nell’immediato un maggior benessere dei lavoratori nell’affrontare l’esperienza genitoriale, costituendo allo stesso tempo un importante strumento per contrastare il fenomeno della denatalità. Con l’aumento della povertà assoluta nel nostro Paese, abbinata all’alta inflazione, anche le misure di sostegno al reddito giocano un ruolo importante per il singolo e i propri familiari nel conseguimento del “benessere globale”. Non bisogna infine dimenticare l’importanza dell’educazione al welfare, finalizzata a rendere il cittadino edotto e consapevole sui vari strumenti a sua disposizione e sulle loro modalità di funzionamento.

Le sinergie tra i principali fautori delle politiche di welfare

Per far fronte alle tendenze socioeconomiche sopra elencate (adeguatezza delle pensioni future, universalità e sostenibilità della sanità pubblica, inverno demografico e invecchiamento della popolazione) è necessario un “patto” tra i principali fautori delle politiche di welfare: le parti sociali, le aziende e i policy maker pubblici. Ciascuno di essi, dalla propria prospettiva, dovrà contribuire alla realizzazione di un modello fondato su azioni coordinate e sinergiche, da un lato finalizzato al miglioramento della qualità della vita dei cittadini-lavoratori e, dall’altro, ispirato alla sostenibilità sociale ed economica del Paese. A tal scopo, lo scorso 18 giugno, presso la Sala Zuccari del Senato, si è svolta l’iniziativa “Le politiche di welfare per la sostenibilità sociale”, nell’ambito della quale l’Osservatorio Italian Welfare ha presentato ufficialmente la sua mission e il suo “Global Welfare Score”.

L’importanza di sviluppare un modello integrato di welfare pubblico e privato che tenda all’universalità è stata sottolineata, durante l’iniziativa, da tutti gli interlocutori istituzionali. L’Osservatorio Italian Welfare ha già applicato l’algoritmo ad una platea campione di più di 700.000 lavoratori appartenenti a oltre 100 realtà aziendali italiane di varia dimensione, restituendo una fotografia globale del concreto impatto delle politiche di welfare messe in atto dagli attori pubblici, contrattuali e aziendali.

I dati dell’Osservatorio evidenziano che il 62,3% dei lavoratori dipendenti non dispone di un livello adeguato di “benessere globale”. Questi lavoratori fanno capo per lo più a piccole e microimprese, in cui le iniziative di welfare di origine aziendale sono ancora poco diffuse. Per loro il livello contrattuale costituisce la principale fonte delle misure di welfare. Una contrattazione collettiva orientata verso la realizzazione di obiettivi di lungo periodo ed ispirata ai principi dell’universalismo e della riduzione delle diseguaglianze, può rappresentare quindi un grande vettore per la sostenibilità sociale, consentendo, allo stesso tempo, di ottimizzare i costi per le coperture di welfare. A titolo di esempio, in tema di “grandi rischi”, la contrattazione collettiva potrebbe introdurre, ove non già esistenti, coperture universali – attraverso le prestazioni accessorie dei fondi pensione – per i rischi di premorienza, invalidità e non autosufficienza ad una ampia fetta dei lavoratori dipendenti. Anche in tema di coperture sanitarie integrative, le parti sociali potrebbero puntare all’estensione dei benefici al nucleo familiare del lavoratore e a consentire il mantenimento dell’adesione ai fondi sanitari anche dopo l’uscita dal mondo del lavoro.

In questo modo, le iniziative (sempre più numerose) adottate dalle imprese, partendo da una buona base di welfare contrattuale, potrebbero focalizzarsi sui fabbisogni peculiari della platea aziendale e sull’estensione dei benefici a soggetti “vicini” al lavoratore, in una prospettiva di maggiore inclusività. Una possibile declinazione delle iniziative del welfare aziendale, in tal senso, potrebbe riguardare la diffusione di buone prassi in tema di prevenzione sanitaria e corretti stili di vita, così come sulle forme di sostegno alla genitorialità e ai caregiver.

Al welfare pubblico, in una fase storica caratterizzata da importanti vincoli di spesa, resta il compito di definire la cornice normativa più opportuna in grado di orientare e premiare le politiche contrattuali e aziendali che perseguiranno, congiuntamente, un più ampio universalismo del benessere ed una maggiore sostenibilità sociale. Solo questo modello di intervento, che punta ad un’integrazione efficace degli attori e degli strumenti a disposizione, consentirà di raggiungere la massima diffusione del “benessere globale” tra lavoratori e cittadini e di fronteggiare, al contempo, le sfide sociali ed economiche.

Direttore Osservatorio Italian Welfare

 

Fonte: il Sole 24 Ore